Il metabolismo dell’alcol e i suoi effetti sulla salute
L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute.
Bere alcolici rappresenta una libera scelta individuale, ma è necessario essere consapevoli del fatto che può rappresentare comunque un rischio per la propria salute, per quella dei familiari e anche dei colleghi di lavoro.
L’alcol può esporre a forti rischi di incidenti o infortuni anche in conseguenza di un singolo ed occasionale episodio di consumo, spesso erroneamente valutato come innocuo per la salute e per la propria performance.
Il problema dell’assunzione di quantità eccessive di alcol sta avendo un’attenzione sempre maggiore sia in campo scientifico che sociale e normativo. La funzione ed il contributo della medicina del lavoro in questo campo appaiono quindi irrinunciabili e rilevanti. Deve però rimanere chiaro che si tratta di una problematica conseguente ad una attitudine della persona e non a condizioni di rischio derivanti dalle attività lavorative svolte.
Se c’è confusione nella definizione dei termini del problema non può che conseguirne difficoltà ad affrontarlo in modo efficace, individuando con chiarezza responsabilità, ruoli e compiti degli attori coinvolti.
L’ambiente di lavoro e quindi “l’azienda”, proprio per la loro valenza sociale di “comunità del territorio”, rappresentano luoghi elettivi di intervento per promuovere comportamenti e stili di vita salubri, e costituiscono un ambito di primaria importanza per gli interventi finalizzati alla prevenzione dei problemi alcolcorrelati con importanti ricadute anche per la collettività.
Il Medico Competente deve essere direttamente impegnato, in quanto sua specifica funzione e responsabilità nell’ambito della sorveglianza sanitaria dei lavoratori, nella verifica dell’assenza di situazioni di alcol dipendenza.
Effetti dell'assunzione eccessiva:
L’alcol etilico assunto per via orale viene assorbito rapidamente da stomaco, piccolo intestino e colon. Il tempo necessario per completare il processo di assorbimento varia da 2 a 6 ore, in funzione di fattori quali la presenza di cibo e/o di altri liquidi, il tempo impiegato per la sua assunzione, la variabilità biologica fra individui.
L’alcol, data la solubilità in acqua ed il basso peso molecolare, appena assorbito si distribuisce rapidamente in tutti i tessuti e fluidi del corpo, superando anche la barriera ematoencefalica e quella placentare. La massima concentrazione plasmatica viene raggiunta dopo circa 20 minuti dall’assunzione; saliva ed espirato seguono da vicino le variazioni dell’alcolemia, mentre le urine raggiungono un massimo con circa due ore di ritardo.
Dopo l’assorbimento a livello gastrico, responsabile di circa il 5-10% del suo metabolismo per l’azione di una alcol deidrogenasi, l’etanolo viene metabolizzato prevalentemente (90-95 %), per via ossidativa a livello epatico, ad una velocità costante nel tempo ma direttamente proporzionale al peso corporeo, attraverso l’azione di tre diversi sistemi enzimatici.
Il primo e più importante (90%) vede coinvolte due deidrogenasi: l’alcol deidrogenasi e l’aldeide deidrogenasi.
Il secondo, responsabile di circa l’8% del processo di trasformazione, è rappresentato dal
sistema dagli enzimi microsomiali o MEOS, costituito in maggioranza da una NADPH-ossidasi.
Il terzo, che però partecipa solo in minima parte al processo di biotrasformazione (2%), è rappresentato dall’azione di una catalasi.
Questi sistemi subiscono profonde modificazioni nell’etilista cronico (alcol deidrogenasi 45%, sistemi MEOS 50%, catalasi e sistemi non enzimatici 5%) con conseguente produzione e accumulo di radicali liberi (39, 45) capaci, a livello cellulare, di determinare gravi alterazioni nella permeabilità di membrana, nei segnali intracellulari e nella sintesi proteica.
L’escrezione di alcol non modificato, di solito, interessa il 2% della quantità assunta ed avviene prevalentemente attraverso reni e polmoni, anche se piccole quantità si ritrovano anche nella saliva ed in altri liquidi organici. Può aumentare fino al 10 % solo in caso di ingestione massiva.
La concentrazione urinaria è di poco superiore a quella ematica; quella alveolare è circa lo 0,05%.
Per quanto concerne gli effetti determinati dall’assunzione di alcol, questi sono tradizionalmente suddivisi in effetti acuti e cronici.
Gli effetti dell’assunzione acuta di etanolo variano in funzione dei livelli di alcolemia. Dopo un breve periodo caratterizzato da un effetto eccitante sul sistema nervoso centrale,
contraddistinto da euforia e disinibizione, predominano l’allungamento dei tempi di reazione, la mancanza di coordinazione motoria per effetto sui riflessi spinali (con riduzione del 50% a valori di alcolemia <1 g/l; agrafia e atassia per valori >1 g/l), la riduzione della capacità di giugiudizio, del controllo dell’emozioni, dell’attenzione e delle altre funzioni cognitive (già a valori di 0.2-0.3 g/l), l’abbassamento del livello di vigilanza sino alla perdita di coscienza, stato comatoso e, nei casi più gravi, la morte.
A livello degli organi di senso l’assunzione di alcol determina riduzione dell’acuità visiva (già a valori di 0.3 g/l), riduzione del campo visivo e alterazione della visione binoculare (0.4-1.5 g/l), riduzione della sensibilità tattile e olfattiva (a valori >0.4 g/l) e riduzione progressiva della percezione uditiva (per valori >1g/l).
Per quanto concerne invece gli effetti correlati a condotte di abuso cronico, accanto a patologie e a condizioni morbose la cui correlazione con il consumo protratto di alcol appare acquisizione condivisa (patologie del sistema nervoso centrale e periferico, dell’apparato cardiovascolare, digerente, emopoietico, endocrino e riproduttivo) ve ne sono altre per le quali la letteratura non mostra ancora un sufficiente grado di certezzaLe interazioni di tipo tossicocinetico tendono a verificarsi attraverso sia meccanismi competitivi sull’alcoldeidrogenasi (per es. metanolo) sia attraverso fenomeni di inibizione/induzione enzimatica a livello del sistema microsomiale epatico (per es. tricloroetilene, toluene).
Le interazioni di tipo tossicodinamico avvengono invece a livello degli organi bersaglio determinando effetti di tipo additivo, antagonista, sinergico, potenziati. Tali interazioni possono quindi essere responsabili anche di importanti interferenze nei risultati del monitoraggio biologico determinando significative variazioni nei valori degli indicatori di dose e di effetto utilizzati.
Nelle situazioni in cui sia nota o ipotizzabile una interferenza fra alcol e sostanze in uso lavorativo sarà quindi auspicabile considerare l’opportunità di valutare gli indicatori biologici in giorni in cui non sia stato assunto alcol o, qualora ciò non fosse possibile, determinare nel modo più preciso possibile l’entità del consumo sia abituale che di quello avvenuto nelle ore precedenti ai controlli.
Vedi anche: L’abuso di alcol in Italia e le possibili ripercussioni sulla sicurezza nei luoghi lavoro











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